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Imparare a insegnare: il ruolo del tutor

Il tutor del docente neoimmesso in ruolo orienta, accompagna e monitora nell’anno di formazione e prova, mettendo in atto strategie empatiche e collaborative e diventando a sua volta protagonista di un processo formativo.

“Chi sa fa, chi non sa insegna”, suona un adagio provocatorio. E se ad insegnare … si imparasse? 

La legge 107 del 2015 attribuisce, come è noto, un ruolo centrale alla formazione dei docenti, sia nel momento iniziale dell’immissione in ruolo, quando essi sono chiamati a svolgere contemporaneamente un percorso di formazione e ad essere oggetto di valutazione (“l’anno di formazione e prova”), sia negli anni di servizio, quando la formazione acquista valore “obbligatorio, permanente e strutturale”. Entrambi i segmenti formativi poggiano su una concezione professionale complessa che, accanto alle competenze culturali, disciplinari e metodologiche, vede indispensabili il proficuo inserimento del docente nel contesto e nell’intera comunità scolastica, le dinamiche lavorative cooperative e la riflessione costante sul proprio percorso formativo e sul proprio lavoro. Un ruolo chiave, dunque, quello della formazione, come sottolinea spesso anche il Direttore Generale dell’USR per la Lombardia, Delia Campanelli, da tempo impegnata nella promozione dei percorsi formativi: “la norma mira alla costruzione consapevole di una professionalità riflessiva che dia ai docenti gli strumenti per sistematizzare la propria esperienza e utilizzarla per una crescita continua, nel rispetto delle indicazioni ordinamentali e organizzative della scuola”.

La nuova articolazione della formazione in ingresso giunge quest’anno alla prova del suo secondo anno e, sulla scorta delle valutazioni e dei giudizi formulati, apre la strada alla formazione permanente. Tra i punti di maggiore attenzione il ruolo del docente tutor, alla cui funzione strategica si è dedicata, il 14 dicembre scorso, una giornata di riflessione presso l’Istituto Professionale Statale Cavalieri di Milano, aperta da Alberto Fiorio (Docente referente formazione neoassunti AT Milano), che ha spiegato le tappe e gli strumenti della formazione in ingresso, inserendole nel quadro territoriale. 

Il tutor è – spiega la Prof.ssa Elisabetta Nigris (Università Milano Bicocca) - chi orienta il docente neoassunto, facilitando in lui il processo di costruzione della propria identità professionale, lo accompagna nell’acquisizione delle conoscenze e delle competenze necessarie all’insegnamento e, infine, monitora il processo formativo, anche attraverso lo studio della documentazione prodotta. Tra i suoi compiti prevalenti quello di accogliere e introdurre il docente nel contesto scolastico in cui si trova ad operare, come evocato dalle immagini proposte da Maddalena Rossi (Coordinatrice Polo Rovani di Sesto S. Giovanni): il tutor come un sostegno che guida il docente neoassunto fino al raggiungimento dell’autonomia operativa, la stretta di una mano le cui dita rappresentano capacità relazionale, etica, didattica, organizzativa e professionale, le stesse che il docente sarà chiamato a sviluppare e a dimostrare. Centrale, in questo contesto, la formazione così detta “peer to peer”: il processo di sviluppo professionale che prende inizio dall’osservazione reciproca tra docente tutor e neoimmesso e dalla riflessione comune in merito. Il tutor saràcapace di “abitare le terre di mezzo”, per citare l’espressione di Alessandra Grassi (Dirigente scolastico Polo S. Pellico di Arluno), che legge nella sua figura professionale altamente qualificata anche una possibile tappa di sviluppo della “carriera” docente prevista dalla legge 107. 

Alla figura del tutor, però, non sono affidati solo compiti di cura e di accompagnamento, ma anche un importante ruolo valutativo, quando il tutor è chiamato a curare l’istruttoria del momento di valutazione finale del tutorato e a far parte del comitato di valutazione stesso. Un’apparente contraddizione su cui fa luce l’intervento di Renato Rovetta (Dirigente tecnico USR Lombardia), indagando “Le dinamiche e i punti di vista nella triade docente neoassunto – tutor – dirigente scolastico”. Lo scenario normativo recentemente introdotto lascia intravedere quasi due polarità: da un lato si accoglie e si accompagna il neoimmesso, dall’altro lo si valuta. Senza incorrere nel pericolo di una lacerazione, a chi opera nel processo di formazione, e al tutor più che agli altri, è anzi chiesto di racchiudere i due poli nel medesimo sguardo, privilegiandone consapevolmente ora l’uno ora l’altro per il raggiungimento degli obiettivi formativi. 

Ad attestare la possibilità di realizzare tali processi in modo proficuo  i racconti di alcuni docenti che nello scorso anno scolastico hanno svolto il ruolo di tutor; una coppia tutor-docente neoimmesso definisce il proprio come un percorso di “co-tutoring”per l’interazione di entrambi nella riflessione e nella ridefinizione del proprio essere docente, doveinsieme si insegna e si impara ad insegnare.