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Cyberbullismo: una nuova emergenza educativa

Cyberbullismo e sexting sono forme di bullismo diffuse tra preadolescenti e adolescenti oggi. Per contrastarle la comunità scolastica è chiamata a formare “cittadini digitali”, consapevoli dei diritti e dei doveri nel mondo del web.

Cyberbullismo è, come noto, il termine con cui si indicano gli atti di bullismo in forma telematica, che assumono forme sempre diverse in relazione alla rapida evoluzione dei costumi sociali e della tecnologia a cui si appoggiano. Tra le modalità di offesa più recenti sono quelle che colpiscono con l’invio di immagini e testi a sfondo sessuale offensivi o lesivi della privacy, che sfruttano la pratica del così detto ‘sexting’, neologismo con cui si indica l’invio di parole e di immagini sessualmente esplicite diffuso anche grazie ad applicazioni di messaggistica istantanea, come WhatsApp e Snapchat. In qualunque forma si presenti, il bullismo è spesso all’origine di drammi esistenziali che vedono i ragazzi fragili, incapaci di chiedere aiuto e di confidare nelle istituzioni.

Adulti e istituzioni, invero, si preoccupano per loro e per il fenomeno in rapida crescita: il 31 gennaio scorso, mentre si completava in senato l’iter legislativo della proposta di legge su bullismo e cyberbullismo, si svolgeva presso Palazzo Lombardia a Milano il convegno Parlare di sexting a scuola Un fenomeno da monitorare, dove enti e associazioni impegnati a vario titolo nella lotta a tali pratiche si confrontavano di fronte a una platea di docenti e di studenti, cercando di informare ma anche di diffondere un approccio al fenomeno, che rifugga da semplificazioni mediatiche e si faccia carico della complessità del problema.

Da anni si ragiona sul tema ma recentemente si è avuta un’accelerazione, dovuta alla crescente emergenza: la regione Lombardia ha approvato il 24 gennaio scorso una legge su bullismo e cyberbullismo che ha incontrato il favore di tutta la giunta. Fabio Pizzul (Regione Lombardia), che la propose nel dicembre del 2014, ne illustra le linee principali, ricordando, però, che gran parte del lavoro di prevenzione e contrasto degli atti di bullismo consiste nel dare fiducia ai giovani e nell’accompagnarli a modalità di comunicazione valorizzanti e autentiche.

Ambito privilegiato per lo sviluppo di tale competenza è, certo, la comunità scolastica, chiamata oggi a formare i così detti “cittadini digitali”: Delia Campanelli (DG Usr Lombardia) promuove dal palco percorsi di cittadinanza digitale nelle scuole, lo studio di diritti e doveri dei cittadini del web che, in una visione organica, integrino l’educazione alla legalità, alla salute e alle differenze e ricorda il ruolo strategico di una formazione specifica dei docenti, volta a creare prevenzione e interventi consapevoli e tempestivi nelle situazioni a rischio, auspicandone l’estensione anche ai neoimmessi in ruolo.

Obiettivo fondamentale è per tutti suscitare consapevolezza e spirito riflessivo: il MIUR studia strategie comunicative che intercettino l’interesse dei giovani, come la campagna, presentata qui da Marzia Calvano dei “7 super errori più frequenti” – Chat Woman, l’Incredibile Url, l’Uomo Taggo, la Ragazza Visibile, Silver Selfie, Tempestata, Il Postatore Nero – protagonisti di spot sul cattivo uso della Rete (www.generazioniconnesse.it). Spesso i ragazzi non si accorgono che la loro condotta scivola nell’illegalità e non attribuiscono alle proprie azioni l’etichetta di ‘reato’, come ricorda Marisa Marraffino (avvocato) che denuncia una diffusa ignoranza in materia: «perfino un gesto che i nostri ragazzi, ma anche tanti adulti, considerano innocuo come postare su fb la foto di qualcuno senza consenso è reato». Tale inconsapevolezza può condurre a gesti pericolosi, a un uso lesivo della comunicazione come ad esserne vittime.

Chi incorre in tali errori deve chiedere aiuto ad un adulto – insistono i relatori -, che esortano vittime e spettatori di atti di cyberbullismo a non lasciarsi vincere dall’omertà, dalla paura e dal senso di vergogna. Lisa Di Berardino (Polizia Postale) richiama gli adolescenti di oggi ad una capacità di ascolto empatica e solidale come strategia di soccorso tra pari e, insieme, di autodifesa. Un supporto pratico può venire da Corecom (Comitato regionale per le comunicazioni della Lombardia), che offre lo Sportello help Web Reputation Giovani ai cittadini lombardi con problemi in merito alla propria reputazione digitale.

Essenziale la cooperazione tra scuola, famiglia e associazioni territoriali, tenute, secondo Luca Bernardo (Casa pediatrica ASST Fatebenefratelli Sacco), a un coordinamento funzionale: tra queste Pepita onlus il cui presidente, Ivano Zoppi, dà infine la parola ai ragazzi in sala, potenziali promotori dei messaggi positivi emersi e alla vicenda di Carolina, suicida perché vittima di reati di bullismo e cyberbullismo: la sua storia, qui narrata dal padre, rappresenta un monito alla collaborazione solidale con le vittime e alla denuncia di bulli e cyberbulli.